Per il 2017 alla Spezia sono stati organizzati tre giorni di festività in onore di San Venerio, patrono del Golfo di Spezia e patrono dei fanalisti d’Italia.

San Venerio – Il primo giorno di festività sarà Martedì 12 Settembre, data in cui avrà luogo la concelebrazione presso la Cattedrale di Cristo Re della Spezia, a cui farà seguito la processione con il trasporto della reliquia e della statua del Santo dalla Cattedrale fino al Molo Italia, da cui partirà via mare alla volta della chiesa di San Pietro a Portovenere.
Il secondo appuntamento è previsto per il Mercoledì 13 Settembre, in occasione del quale sull’Isola del Tino si svolgerà la Santa Messa e la benedizione delle imbarcazioni.
Infine, Sabato 16 e Domenica 17 Settembre l’isola del Tino sarà aperta e visitabile dal pubblico a partire dalle h 9.30 fino alle h 18.00; per l’occasione è stato allestito e sarà visibile il Museo del Faro.

L’Isola del Tino (121 m s.l.m.) si trova all’estremità occidentale del Golfo di La Spezia e rientra nel comune di Porto Venere.  L’isola è situata tra l’Isola Palmaria a nord, l’Isola del Tinetto a sud ed è interamente riservata a zona militare. Per questo motivo è possibile visitarla solo in occasione della Festa di San Venerio.
Dal 1997 l’isola del Tino, l’isola Palmaria, l’isola Tinetto, Portovenere e le Cinque Terre sono stata inserite tra i Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

San Venerio nacque attorno al 560 d.C. sull’Isola Palmaria e fu un monaco eremita nel monastero un tempo presente sull’Isola del Tino.
Giovane ed esperto marinaio, abituato ad affrontare i rischi di navigazioni tempestose, è attratto dal silenzio, dal clima di contemplazione e dallo spirito di povertà che trova nel monastero benedettino dell’isola Palmaria, di fronte a Portovenere.
Probabilmente infastidito dalla troppa rinomanza del suo nome, o forse anche da certa rilassatezza dei suoi confratelli monaci, lasciò l’abbazia di Portovenere e si ritirò a vita eremitica sull’isola del Tino. Così, tra le altre, aiutò anche i marinai, aiutandoli nella costruzione e suggerendogli l’utilizzo del la vela latina, più sicura e maneggevole, assieme ad altre innovazioni tecniche utili a rendere meno precaria la vita degli uomini in mare.
Nel suo eremo del Tino, Venerio alterna la preghiera con l’accoglienza ai marinai ed agli uomini della terra ferma che ricorrono a lui per aiuti materiali ma, soprattutto, per utili consigli per affrontare le difficoltà della vita quotidiana. Inoltre, raccogliendo legna dalla vegetazione che circonda l’eremo, nelle notti buie e tempestose, accende un grande fuoco nel punto più alto dell’isola: una grande luce che aiuta nell’orientamento quanti stanno navigando attorno alla Palmaria e Portovenere. A ricordo di questa pratica, per la festa del Santo, Portovenere viene tradizionalmente illuminata con falò.
Successivamente, narra la tradizione che l’eremita fugga una seconda volta verso la Corsica, per ritornare poi al suo eremo del Tino dove morì attorno all’anno 630 d.C.
Per ricordarlo fu edificato nel VII secolo un piccolo santuario e, successivamente, nell’XI secolo un monastero benedettino: l’abbazia di San Venerio, i cui ruderi sono ancora visibili sull’apice dell’isolotto.
Anche da morto, Venerio è nel cuore delle persone del Golfo, tanto che, quando queste terre furono attaccate dalle navi saracene e poi normanne, gli abitanti di Portovenere cercarono di mettere al sicuro la salma del Santo.
È il vescovo di Reggio Emilia che, per disposizione dell’Impero, ha l’incarico di proteggere con i suoi soldati le genti e le città del Golfo. Ed fu così che, per salvare la preziosa reliquia di San Venerio, questa venne trasportata a Reggio Emilia attorno all’anno 830 d.C.
Successivamente la reliquia di San Venerio contenente il suo teschio, unica parte che per disposizione del 1959 del papa Giovanni XXIII, venne restituito alla diocesi di Spezia.
L’eremita fu  pertanto proclamato protettore della città di Luni ed è oggigiorno patrono del Golfo della Spezia e protettore dei fanalisti d’Italia.

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